maggio 23, 2017     | Registrazione
Storie di Relitti

 

Fino al sacrificio:
70 anni dalla tragica fine del sommergibile Pietro Micca

 

Il 29 luglio 1943, pochi mesi prima dell’Armistizio di Cassibile, il sommergibile Pietro Micca si inabissa a Santa Maria di Leuca, nelle acque antistanti Punta Ristola: uno dei sei siluri lanciati dal sommergibile britannico Trooper,  guidato dal comandante Clarabutt, centra in pieno  lo scafo che si spezza in due parti.
Si tratta di una vera e propria tragedia del mare, una delle tante storie che sono tristemente note e frequenti soprattutto negli anni della II guerra mondiale, quando il dominio politico, economico e militare  passava anche attraverso il controllo del mare e delle sue rotte.   

     
Un progetto ambizioso               
Realizzato dai cantieri tarantini Tosi su progetto dell’ingegner Cavallini,  capitano del genio navale, il sommergibile viene consegnato alla Regia Marina  in seno al IV Gruppo Sommergibili. Il progetto
è straordinariamente ambizioso: il Micca deve rivelarsi il mezzo ideale per missioni legate all’addestramento e la sperimentazione in posa di campi minati.   
Lungo 90.31 metri e largo 7.70, metri, la velocità massima del sommergibile Micca raggiunge in navigazion
e i 15.5 nodi che divengono 8 nodi in immersione.           
Tra le missioni di maggior successo si ricorda:   
-  la partecipazione nel 1937 alla guerra di Spagna  sotto il comando di Ernesto Forza, con il compito di  pattugliare le acque antistanti Valencia;        
- la messa
in posa di 40 mine nel Porto di Alessandria d’Egitto nel 1940, sotto il comando del generale di Fregata Meneghini.               
Dopo il 1940 il sommergibile viene modificato per essere adibito  a missioni  di trasporto  in Libia e nel mar Egeo.


La tragedia        
Il 24 luglio 1943 Il Micca, comandato dal tenente di vascello Paolo Scrobogna, salpa da Taranto diretto a Napoli.  Al largo di Capo Spartivento Calabro, a causa di un’improvvisa avaria al sistema di zavorramento, si decide di invertire la rotta per rientrare a Taranto: il ritorno sarà scortato dalla una nave d’appoggio, la Bormio. 
La tragedia ormai incombe: alle 06.05 del 29 luglio,  al largo di punta Ristola , i pescatori odono un gran boato: un’ altissima colonna d’acqua muta il profilo quieto e silenzioso di una calda mattina d’estate.
Il sommergibile inglese Trooper  colpisce il Micca: dell’equipaggio, composto da 72 uomini, sopravvivono solo 18 persone, in gran parte tratte in salvo dai pescatori del luogo  e trasportate agli ospedali militari di Lecce e di Grottaglie.     
Nell’esile speranza di poter ancora essere salvati, i marinai intrappolati nel sommergibile per ben due giorni dopo l’affondamento utilizzano gli strumenti di bordo, segno che la rassegnazione ad una morte certa era ancora un pensiero lontano.             
Ma nessun tentativo di recupero ebbe l’esito sperato, e il sommergibile divenne la tomba per 54 valorosi uomini della nostra marina militare.


Il ritrovamento in immersione tecnica
Il 29 luglio 1994 due istruttori F.I.P.S.A.S, Luciano de Donno e Giuseppe Affinito, nell’ambito dell’attività di ricerca svolta da “Tecnica Sub Marina”- Centro Studi Attività Subacquee di Lecce-,  filmano per la prima volta i resti del sommergibile che giace ad una profondità tra gli 85 e i 90 metri a 2.6 miglia da Punta Ristola.
L’elevato interesse storico di questo sito suscita da sempre grande interesse per i subacquei ma l’elevata corrente, la presenza di reti,  la considerevole profondità ed una visibilità a volte scarsa rendono questa immersione estremamente impegnativa e non adatta a tutti.          
Il sito è considerato oggi Sacrario militare e in anni recenti è stata posta accanto al relitto una statua di Padre Pio. L’irreale silenzio delle acque profonde custodirà per sempre il sacrificio umano di chi ha dato la vita per amor di patria.

 

Valentina Pascali

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