giugno 29, 2017     | Registrazione
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Storia del sottomarino Enrico Toti

S-506: Storia del sottomarino Enrico Toti

Una delle attrazioni più apprezzate del Museo della Scienza e della Tecnica “Leonardo Da Vinci” di Milano è senza dubbio il sommergibile Enrico Toti, costruito in Italia dopo la II Guerra Mondiale e varato il 12 marzo 1967.
Il sommergibile si trova oggi in un’area espositiva all’aperto, luogo in cui è stato collocato sin dal suo arrivo nel capoluogo lombardo, il 14 agosto 2004.
L’arrivo nel museo e la successiva fase di allestimento non è stata semplice: partito dal porto di Augusta il 5 aprile 2001, il sommergibile ha risalito l'Adriatico e quindi il fiume Po, fino al porto fluviale di Cremona (6 maggio 2001), nel quale è rimasto fino all'8 agosto 2005, quando ha iniziato  l’ ultimo tragitto verso la sua attuale sede espositiva.
Uno sforzo così ingente di uomini e mezzi è stato reso possibile grazie al contributo di: Marina Militare, Comune di Milano, Telecom Italia, Finmeccanica, Fincantieri, ATM.
L’Enrico Toti è un vero gioiello della marina militare italiana, innovativo per le soluzioni tecniche adottate e per l’importanza delle missioni di cui è stato assoluto protagonista.
Dal punto di vista tecnico, l’Enrico Toti  è un SSK (Submarine-Submarine Killer), ovvero un sommergibile realizzato con lo scopo di abbattere i grandi lanciamissili a propulsione nucleare concepiti e ampiamente utilizzati dall’Unione Sovietica in piena Guerra Fredda.
Il suo raggio d’azione era prevalentemente concentrato nell’area mediterranea e la sua principale funzione di localizzazione dei sottomarini nemici avveniva attraverso un dispositivo capace di emettere e ricevere onde ultrasoniche (impianto idrofonico-ecogoniometrico) al fine di rilevare gli oggetti subacquei.
L’Enrico Toti ha una lunghezza di 46.2 metri, per una larghezza di 4,75 metri; la sua velocità era di 9,6 nodi in superficie, raggiungendo quasi i 14 nodi orari in immersione.
L’equipaggio era composto da 4 Ufficiali e 22 Sottufficiali, Sottocapi e Comuni, mentre il suo armamento era costituito da 4 tubi lanciasiluri da 533 mm a prora per siluri elettrici filoguidati a testa autocercante A184 e da 8 siluri di riserva.
Ancora oggi, visitando gli angusti spazi del glorioso sommergibile italiano si possono comprendere le difficoltà a cui era sottoposto l’intero equipaggio.
Generalmente all’interno del sommergibile gli uomini si distribuivano in due squadre che si alternavano rispettando turni che prevedevano quattro ore di guardia e quattro di riposo.
In occasioni di particolare pericolo era consuetudine restare tutti in allerta anche per molte ore consecutive, mentre durante il poco tempo libero a disposizione si  dormiva, si chiacchierava, si guardava un film, si giocava a dama o si leggeva un libro.
Al sommergibile Toti seguiranno altri tre esemplari, il Dandolo, il Mocenigo e il Cagnolini, passati alla storia soprattutto per la loro affidabilità e robustezza, requisiti che li porteranno ad essere impiegati in numerose missioni sino alla fine degli anni Novanta.


Scritto da Valentina Pascali
Pubblicato su www.eclipse-magazine.it

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