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Il relitto turco di Capo Gelidonya

Relitto turco di Capo Gelidonya

Il Relitto turco di Capo Gelidonya rappresenta, insieme al relitto di Uluburun, la testimonianza  sommersa  più antica sino ad oggi individuata nello scenario mediterraneo. Si tratta di un’imbarcazione risalente all’Età del Bronzo, identificata  nel lontano 1958 da alcuni pescatori di spugne locali. L’avvio delle attività di prospezione e scavo sistematico è legato a due personaggi illustri della ricerca europea: lo studioso Peter Throckmorton ed il noto archeologo subacqueo George Bass.
Lo scavo, tenutosi nell’area nota anche come Khelidonya (o Silidonya Burnu) ha messo in luce un relitto dall’importanza storica straordinaria, adagiato su un fondale roccioso ai piedi di una scogliera, a circa 26-28 metri di profondità. Nel momento del ritrovamento il carico presentava profonde tracce di corrosione e concrezione: si decise per questo motivo di spostare il relitto in superficie e di iniziare così le dovute operazioni di pulitura e restauro. L’età dell’affondamento risale al XIII secolo a. C. , un’epoca stabilita grazie alla datazione al radiocarbonio effettuata su due vasi  in stile miceneo IIIB facenti parte del carico ed in buono stato di conservazione.
Lo scafo dell’imbarcazione è in gran parte perduto a causa dell’azione incessante delle teredini marine, ma lo studio ed il recupero dei reperti  resta ancora oggi di assoluto interesse. Il carico era essenzialmente costituito da metalli non lavorati e semilavorati:  sono stati recuperati circa 40 lingotti d’oro del peso di circa 20  kg  l’uno, contrassegnati da diversi marchi di fonderia ancora ben visibili. Inoltre, vi erano circa 30 lingotti di bronzo a forma di disco, 20 a forma di barra  ed alcuni lingotti in stagno. Accanto al metallo ancora da lavorare sono stati individuati centinaia di utensili (asce, picconiscalpelli, coltelli), molto probabilmente destinati alla rifusione, come confermato anche dalla presenza a bordo di strumenti destinati alla lavorazione del metallo. Al momento della scavo di Capo Gelidonya, tutti gli studiosi erano convinti del monopolio dei greci micenei sul commercio marittimo nel Mediterraneo orientale durante la tarda età del bronzo: era infatti generalmente accettata l’idea che i marinai fenici non avessero iniziato  la loro grande tradizione marinara fino alla successiva età del Ferro.
Il relitto di Capo Gelydonia modifica questa convinzione: alcuni beni appartenuti all’equipaggio, (quattro scarabei, una targa scarabeo a forma di una lampada ad olio, mortai in pietra) inducono a pensare che la nave era cananea o fenicia. Questo dato anticipa dunque in maniera sostanziale l’inizio del dominio fenicio sulle più importanti rotte dell’Antico Mediterraneo.

Scritto da Valentina Pascali
pubblicato su www.eclipse-magazine.it

il 15/06/2010

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